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La fotografia futurista

Di Lorenzo, in Mostre, Storia della fotografia.

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Il centenario delle celebrazioni futuriste si chiude con Futurismo attraverso la fotografia, una mostra che inaugura sabato 5 dicembre alle 11 negli spazi espositivi della Provincia di Pordenone.

L’esposizione, visitabile fino al 7 febbraio 2010, è organizzata in collaborazione con Fratelli Alinari – Fondazione per la Storia della Fotografia e  CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia.

Anche se meno conosciuta la fotografia futurista merita di essere scoperta. Il percorso a cura di Giovanni Lista presenta 126 opere accompagnate dalla documentazione storica originale.

Più che altro un viaggio quello dei futuristi attraverso le sperimentazioni della fotografia multipla, la sovrimpressione nei ritratti, i collage, il dinamismo, l’immagine sfocata e i tentativi avanguardisti di dare visione agli stati d’animo, alle emozioni.

In epoca futurista la fotografia stava già vivendo una fase avanzata, e ‘gli uomini di Marinetti’ fecero tesoro delle sperimentazioni formaliste e antinaturaliste realizzate sul finire dell’Ottocento.

Eadweard Muybridge negli Stati Uniti e Etienne J.Marey in Francia avevano fatto i primi esperimenti di fotodinamica. Fu Anton Giulio Bragaglia ha provare per primo una tecnica fotodinamica in Italia, che consisteva nel registrare su di una lastra il movimento di un gesto con una esposizione prolungata. Non si sa bene se le sue opere furono ispirate o ispirarono il lavoro pittorico di Giacomo Balla.

All’epoca c’era solo la fotografia pittorica più tradizionale e Bragaglia, che nel 1911 scrive il libro Foto-dinamismo futurista,  con le sue fotografie tiene insieme movimento e vita, sperimentando per primo dissolvenze e sovrapposizioni.

Un rapporto tormentato quello tra futurismo e fotografia, più che altro spesso i futuristi non amavano definirsi fotografi e per qualche strana ragione la fotografia non attecchì più di tanto. Comunque ebbero a sperimentare molto con questo strumento e soprattutto le loro foto (e le occasioni, gli eventi che ci stanno dietro) sono una grande testimonianza di quel tempo e dei legami intercorsi tra gli artisti.

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