Confini. Rassegna di fotografia contemporanea

di Lorenzo Commenta

Confini è una rassegna di fotografia contemporanea itinerante. Si tratta di un progetto espositivo sui generis, che raccoglie fotografie non facilmente classificabili. Indaga appunto all’interno dei territori liminali, alla ricerca di una relazione tra le discipline.

Dopo che la fotografia è diventata uno dei linguaggi dell’arte contemporanea, oggi si fa fatica a stabilire delle linee di demarcazione netta, che separino le discipline. Il tempo è piuttosto maturo per una riflessione di ampio raggio il cui obiettivo non è certo la fine dello specifico di ciascuna disciplina, ma semmai la condivisione dei risultati.

Confini nasce quindi come una rassegna e allo stesso tempo un progetto di ricerca che accoglie quei lavori che non trovano una collocazione spontanea nei canoni della fotografia tradizionale.  Giunto ormai alla settima edizione si propone come momento di scoperta di voci nuove e come situazione espositiva che ‘arriva’ al pubblico.

Da quest’anno si affiancano alle location storiche (Roma e Firenze) che hanno ospitato la mostra nelle precedenti edizioni anche l’Ossevatorio Gualino di Torino e la Lanterna Magica di Palermo, cresndo una sorta di network che copre l’Italia da nord a sud.

I Prossimi appuntamenti sono a Roma allo Spazio ISA (via del commercio 12) dal 12/11 al 21/11 2009 e Palermo alla Lanterna Magica (via Goethe 43) dal 30/01/10.

Gli autori di questa edizione sono Angelina Chávez che con Obstacles presenta la sua personale ricerca sul rutratto e sull’immagine del sé; Susan Kammerer presenta Mis-takes, gli scarti della sua produzione accumulati per anni. Fotografie sovraesposte, sfocature, scatti accidentali. Un archivio di rifiuti che prende improvvisamente valore perché conserva memoria e definisce una parte mancante.

Poi Marco Ioannucci con le sue Phalsographie definisce il proprio lavoro come poco pretenzioso, non esclusivo. Infine Stefano Parrini presenta Le Tracce, un reportage nel sud dell’Algeria in un territorio aspro dominato dalla natura che non lascia spazio ai segni del passaggio dell’uomo. Un viaggio nel profondo sud algerino si trasforma in un racconto di assenza e di spazi refrattari ai segni della presenza umana.

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