La profondità di campo in fotografia

di Francesca Spanò Commenta

Una delle caratteristiche che rende un fotografo degno di essere chiamato tale e un apprendista sulla buona strada per intraprendere il mestiere, è la capacità di controllare la profondità di campo. Con questo termine, si indica quella distanza che sta davanti e dietro al soggetto principale e che appare con una “accettabile” nitidezza. Più alto sarà l’intervallo di distanza che interessa il protagonista della foto, il quale dovrà apparire visibilmente a fuoco, e maggiore sarà la profondità di campo.

Tuttavia osservando delle foto sarà immediato notare che, nella stragrande maggioranza dei casi, il campo nitido si trova più nella parte dietro al soggetto che in quella anteriore: questo per motivi legati principalmente all’angolo di incidenza dei raggi luminosi.

 

Non bisogna dimenticare però che la Pdc, o profondità di campo, varia anche a seconda della focale scelta dal fotografo. Nei teleobiettivi  da 300mm o da 600mm, per esempio, viene realizzata una immagine che ne presenta una quantità ridotta. Al contrario, i grandangoli, come quelli da 28 mmm o da 35 mm, ne presentano una ben più estesa.

Un’altra informazione che è bene sempre sapere e ricordare è che, chiaramente, quanto più ci si avvicina al soggetto da riprendere tanto minore sarà la profondità di campo. In una istantanea estremamente ravvicinata, perciò, la zona di nitidezzza si potrà misurare in millimetri. In pratica, entrambe le variabili sono inversamente proporzionali fra di loro. Se, invece, si sceglie di immortalare lo sfondo di una città il discorso cambierà completamente. Volendo stabilire una distanza più precisa, possiamo dire che si estende per circa un terzo davanti al punto di messa a fuoco e per due terzi dietro di esso, tranne nei casi di riprese estreme di macrofotografia. Nel caso si debba fotografare un campo di fiori, infine, per ottenere un risultato ottimale basterà mettere a fuoco, più o meno, un terzo del fotogramma, preferendo una apertura piuttosto piccola.

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