50 anni di fotografia,attraverso lo sguardo di 29 maestri

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palermo

Si intitola “La Camera dello sguardo- Fotografi italiani” la nuova mostra di Palermo che, a Palazzo Sant’Elia, celebra cinquanta anni di fotografia del Belpaese, attraverso gli occhi di ventinove maestri. Promossa dalla Provincia e in allestimento fino al prossimo 21 marzo, propone le opere di grandi artisti come Oliviero Toscani, Beatrice Pediconi, Claudio Abate, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Lia Pasqualino, Ferdinando Scianna. Gli ultimi due sono siciliani di nascita e, insieme agli altri autori, mettono in mostra alcune foto d’epoca per un totale di novantotto scatti.

Un viaggio per immagini che, parte dagli anni ’50 per arrivare fino ad oggi, catturando attimi di vita, antiche usanze, momenti intensi di folklore cittadino ed espressioni intense di volti che esprimono un modo di vivere, modesto e complicato, che interessava l’Italia nei decenni passati. “La Provincia di Palermo, – commenta il Presidente Giovanni Avanti – accoglie la grande fotografia italiana per una mostra che si annuncia come un grande evento culturale, per il pregio dei maestri che espongono le loro opere e per l’eterogeneità dei temi e dei soggetti trattati. La mostra di Palazzo Sant’Elia vuole essere la testimonianza autentica del grande interesse e dell’attenzione che la fotografia di altissima qualità riscuote nel pubblico, ma rappresenta anche la strategia culturale della Provincia di Palermo, che intende offrire alla fruizione generale quanto di meglio vi sia nel panorama artistico, nella consapevolezza che la crescita economica e lo sviluppo del territorio non possano prescindere dalla loro integrazione con una crescita culturale dell’intera comunità”. Tanti i soggetti e le storie scelte, così come le inquadrature ma, come conferma il curatore Bonito Oliva, solo uno è il comune denominatore della mostra: “La fotografia italiana, introduce nell’ambito dell’immagine la torsione tipica dell’anamorfosi, che appartiene alla storia della pittura, adoperando rigorosamente gli strumenti del linguaggio fotografico. Il fotografo, di fronte al dato, non lascia scattare il dito sulla macchina precipitosamente, bensì promuove una serie di relazioni e rispecchiamenti. La fotografia non è casuale e istantanea, bensì è il risultato di una messa in posa che complica e rende ambigua la realtà da cui parte”.

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