Fujifilm e Panasonic, collaborazione per sensore organico

di Valentina Cervelli Commenta

Un accordo tra Fujifilm e Panasonic per raggiungere la creazione di un sensore organico. E’ questa la notizia che sta tenendo banco tra gli addetti ai lavori. Possiamo dirvi che non siamo così scioccati come dovremmo essere. Non è una novità che dei produttori decidano di allearsi tra loro per il raggiungimento di uno scopo comune.

In questo caso si tratta di un sensore organico di una certa qualità, volto ovviamente a rivoluzionare e conquistare una fetta importante di mercato. Certo, poi entrando nello specifico è fuori da ogni dubbio che la Panasonic, appoggiandosi alla Fujifilm di fatto tenta di scrollarsi da quei “doveri” che la sua unione con la Olympus, ora in collaborazione con la Sony aveva apportato.

Sì, sembra una telenovela economica: quote che vengono comprate e vendute, alleanze che nascono e si spengono nel giro di qualche anno. In termini tecnici tutto ciò si tramuta in scelte differenti per i componenti delle macchine fotografiche e di ogni dispositivo elettronico appartenente ai brand coinvolti. Ad ogni modo comprendere perché la Panasonic abbia deciso per una collaborazione con la Fuji non è troppo difficile da comprendere: non dobbiamo dimenticare infatti che negli ultimi due anni l’azienda a livello di vendite e progetti è praticamente rinata dalle ceneri come un’araba fenice e tra i produttori è di certo quella apparsa più appetibile alla Panasonic, soprattutto per mettere a punto nuovi prodotti tecnologici.

E qui entra in gioco il sensore organico: da tempo si parlava all’interno della Fuji dello sviluppo di un simile sensore prodotto con materiali basati sul carbonio. Ora l’annuncio ufficiale di una collaborazione in tal senso sul progetto da parte dei due interlocutori da ovviamente all’intera questione un sapore tutto nuovo. Una struttura CMOS integrata da uno strato fotosensibile basato sul carbonio in grado di convertire con efficienza i fotoni in segnali elettrici a risoluzioni grandiose. Cosa si potrebbe chiedere di più?

 

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