“Alec Soth: portraits”, in mostra a Roma fino al tre luglio

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Si intitola “Alec Soth: portraits” la mostra che raccoglie più di un decennio di opere dell’omonino quarantenne, statunitense e conosciuto anche per aver realizzato ben quattro libri che oggi si trovano nei più importanti musei del mondo. L’artista, è pure autore di un aforisma che nasconde una grande verità e che ama ripetere: “Fotografare è semplice. La parte difficile è imparare a vedere“. Fino al prossimo tre luglio, sarà possibile vedere l’allestimento a lui dedicato, all’American Academy di Roma, dove riscoprire una tecnica tutta particolare che consiste nel rendere poetico ed emozionante un luogo o un volto, sapendone cogliere tutto il pathos.

Quando un fotografo sente che una situazione o un soggetto gli fanno nascere dentro una emozione è il momento di scattare; per questo, lo stesso artista ha spesso dichiarato che “scegliere di ritrarre qualcuno è come innamorarsi“. A volta basta solo ritrovare negli altri un poco di se stessi, qualche lato oscuro del carattere che non si sapeva di possedere e quell’affinità, quella vicinanza rendono lo scatto necessario, quando meraviglioso, ovviamente avendo anche tecnica e stile. Caratteristiche che non mancano di certo a Alec Soth famoso in tutto il mondo per la sua bravura.

Nel corso di interviste varie, ha sempre spiegato di essere un timido che usava questa nobile arte come autoterapia, ma che alla fine si è accorto che riusciva ad affascinare la gente con gli scatti e le foto hanno iniziato a girare il mondo. Mai però dimenticare la sua regola fondamentale, che è quella di “non raccontare nessuna storia” immortalando qualcosa, visto che una fotografia non ha un inizio, uno svolgimento e una fine come avviene in un racconto che si rispetti, ma può solo suggerire possibilità. La mostra è promossa in collaborazione con la Gagosian Academy e propone il lavoro degli ultimi dodici anni. Nelle opere si notano soggetti diversi, accomunati da un umore disilluso e ingannato:  a partire dalle madri dei marines in servizio in Iraq, fino alle ragazze madri del Louisiana Bayou.

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