Fotocamere con Face Detection riconoscono facce nelle nuvole

di Valentina Cervelli Commenta

Sembra quasi fanta-fotografia, eppure la vostra fotocamera digitale con face detection potrebbe riuscire a fotografare, riconoscendole, le facce nelle nuvole. Un concept grandioso se ci riflettete e che per primi hanno colto i due coreani Shin Seung Back and Kim Yong Hun in un loro progetto personale.

Può sembrarvi strano, ma anche le fotocamere digitali dotate della funzione “face detection” possono essere “affette” da pareidolia, ovvero l’impressione di vedere dei visi o particolari umani all’interno di un contesto estraneo. Scientificamente è descritta come la “illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale”: nella vita di tutti i giorni è ciò che per l’appunto, ci fa riconoscere delle facce o forme particolari nell’ambiente intorno a noi, anche all’interno delle nuvole. Ciò che ha dello straordinario ovviamente, e che porterà tutti noi possessori di tali dispositivi a provarci, è il fatto che in questo caso protagonisti di gasi di pareidolia sono delle fotocamere digitali.

Di solito il face detection viene utilizzato per ottenere dei ritratti più nitidi e focalizzati sul soggetto umano. In questo caso tale funzione diventa un mezzo artistico di scatto. Ed i risultati, stando al progetto dei due ragazzi che per primi hanno voluto approfittare della funzione rendendola non un semplice “trucco” ma qualcosa di reale, sono davvero molto interessanti. Guardando le fotografie effettivamente sembra di scorgere, in buona parte di esse dei visi. Lo scopo di tutto ciò è stato spiegato con dovizia dai due artisti: focalizzare l’attenzione sulla relazione che esiste tra la visione umana e quella dei computer. Che in questo caso, soprattutto se le foto vengono osservate da lontano, coincide perfettamente.  Questo progetto basato sul face detection ci aiuta a comprendere quanto del nostro modo di percepire l’esterno concentriamo sulle fotocamere digitali (o sugli smartphone la cui dotazione software consente lo stesso “gioco”, N.d.R.) e di quanta strada abbiamo fatto a livello tecnologico rendendo le macchine molto simili a noi.

Photo Credit | The Creator Project

 

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